Un'isola vecchia, vuota e con una lingua sua
Un milione e mezzo di abitanti su ventiquattromila chilometri quadrati.
La Sardegna è la terra più antica d'Italia: le sue rocce sono di centinaia di milioni di anni più vecchie delle Alpi, e non c'è un vulcano attivo ne un terremoto degno di nota. È anche la più vuota dopo la Valle d'Aosta, con sessantasei abitanti per chilometro quadrato, e questo si sente appena si esce dalle strade principali.

Come è fatta
L'isola ha una struttura semplice: due blocchi montuosi, il Gennargentu al centro-est e i monti del Sulcis a sud-ovest, separati da pianure e altopiani. Il Campidano, fra Cagliari e Oristano, è l'unica pianura grande. Le coste sono altissime a est, basse e sabbiose a ovest e a sud, granitiche e frastagliate a nord.
Il sardo non è un dialetto italiano ma una lingua romanza a sé, riconosciuta per legge, e non è l'unica dell'isola: ad Alghero si parla catalano dal Trecento, a Carloforte e Calasetta un ligure importato da Tabarca, e in Gallura e a Sassari due parlate più vicine al corso che al sardo.
Dove stanno i campeggi
Sulla costa. Il gruppo più numeroso è nel nord, fra Santa Teresa, Palau, Badesi e la zona di Alghero; il secondo sulla costa orientale, da Siniscola a Bari Sardo, davanti al golfo di Orosei. Nell'interno non ce n'e quasi nessuno: la Barbagia si visita in giornata, non ci si campeggia.
Il mare qui è un fatto recente: per secoli i sardi hanno guardato la montagna.
Una cosa che spiega perché i paesi antichi stiano quasi tutti nell'interno
Come organizzarsi
L'isola è grande: da Santa Teresa a Cagliari ci sono trecento chilometri e quattro ore. Conviene scegliere un quadrante e restarci. Le strade principali sono buone, ma quelle interne sono lente, e i tempi che danno le mappe vanno aumentati.
In agosto i traghetti e i campeggi della costa nord si riempiono e i prezzi salgono parecchio; a giugno e a settembre l'acqua è la stessa e si trova posto. Da ottobre a maggio quasi tutte le strutture sono chiuse.